Codice ATECO Content Creator 2026: Quale Scegliere Dopo la Riforma
Dal 1° aprile 2025 esiste il codice ATECO 73.11.03 dedicato a influencer e content creator. Ma non è detto che sia quello giusto per te. Scegliere il codice sbagliato significa pagare contributi nella cassa sbagliata e rischiare contestazioni INPS. Ecco come orientarti.
Se fai il content creator e stai per aprire la partita IVA — o ce l’hai già e devi aggiornarla — probabilmente hai sentito parlare del nuovo codice ATECO 73.11.03 per le attività di influencer marketing. È la novità più importante degli ultimi anni per chi lavora con i social, ma c’è un problema: la maggior parte degli articoli che trovi online ti dice semplicemente “usa il 73.11.03” senza spiegarti che non è così semplice.
La realtà è che il codice ATECO giusto per un content creator dipende da cosa fai concretamente, non da come ti definisci. E scegliere male ha conseguenze dirette su quanto paghi di contributi, in quale cassa previdenziale finisci e quale coefficiente di redditività si applica al tuo reddito.
Sono Fabio Micera, commercialista specializzato in freelance e professionisti digitali. In questa guida ti spiego come funziona davvero la scelta del codice ATECO per un content creator nel 2026, cosa dice la circolare INPS che ha cambiato le regole del gioco e quali errori evitare.
Cosa è cambiato: il nuovo codice ATECO 73.11.03
Fino al 2024, i content creator non avevano un codice ATECO dedicato. Chi apriva la partita IVA per lavorare su YouTube, Instagram, TikTok o Twitch finiva tipicamente sotto codici generici come il 73.11.02 (servizi di agenzie pubblicitarie), il 74.90.99 (altre attività professionali non classificate altrove) o, in certi casi, sotto codici legati alla produzione audiovisiva.
Questo creava confusione: commercialisti diversi davano risposte diverse, e l’INPS non aveva una posizione chiara sull’inquadramento previdenziale di queste figure.
Dal 1° gennaio 2025 (operativo dal 1° aprile 2025) è stato introdotto il codice ATECO 73.11.03 — Attività di influencer marketing e content creation. Questo codice è il risultato di una collaborazione tra ISTAT, Eurostat, il Ministero delle Imprese (MIMIT), l’Associazione Italiana Content & Digital Creators (AICDC) e Confcommercio Professioni.
Poco dopo, il 19 febbraio 2025, l’INPS ha pubblicato la circolare n. 44/2025 intitolata “Attività dei content creator. Profili previdenziali”, che per la prima volta definisce chi sono i content creator ai fini previdenziali e stabilisce in quale gestione devono versare i contributi.
Queste due novità — il codice ATECO dedicato e la circolare INPS — rappresentano finalmente un quadro normativo chiaro. Ma “chiaro” non significa “semplice”, come vedremo.
Chi rientra nel codice ATECO 73.11.03
Secondo la definizione ufficiale, il content creator è una persona fisica che elabora e diffonde contenuti digitali — testi, immagini, video, audio o dirette — attraverso piattaforme social, con lo scopo di monetizzare questa attività.
Le figure che rientrano in questa definizione includono: youtuber, instagrammer, tiktoker, streamer su Twitch, podcaster, blogger, vlogger e in generale chiunque produca contenuti sui social in modo professionale e continuativo.
I compensi possono derivare da diverse fonti: monetizzazione diretta delle piattaforme (AdSense, TikTok Creator Fund, Twitch subscriptions), sponsorizzazioni e collaborazioni con brand, affiliazioni, vendita di prodotti digitali promossi attraverso i propri canali, o compensi da agenzie intermediarie.
Fin qui sembra lineare: fai il creator, usi il 73.11.03. Ma il problema nasce quando si passa dalla teoria alla pratica.
Perché il 73.11.03 non è automatico per tutti i creator
Il codice ATECO 73.11.03 identifica l’attività di influencer marketing e content creation. Ma molti creator non fanno solo quello. E la circolare INPS n. 44/2025 ha introdotto una distinzione fondamentale che dipende non dal codice ATECO scelto, ma dalla natura concreta della prestazione.
Scenario 1: Content creator come libero professionista
Se la tua attività consiste prevalentemente nella creazione di contenuti con un apporto personale e intellettuale — scrivi, fotografi, giri video, monti, pubblichi — senza una struttura d’impresa organizzata, sei inquadrato come libero professionista.
In questo caso il codice ATECO 73.11.03 è quello corretto e versi i contributi alla Gestione Separata INPS, con aliquota al 26,07% sul reddito imponibile (24% se hai contemporaneamente un lavoro dipendente a tempo pieno).
Nessun contributo fisso minimo: se non guadagni, non paghi. I contributi sono proporzionali al reddito.
In regime forfettario, il coefficiente di redditività per il codice 73.11.03 è del 78%, lo stesso delle attività professionali. Questo significa che su 40.000 euro di incassi, il reddito imponibile è 31.200 euro.
Scenario 2: Content creator come impresa
Se la tua attività è organizzata come un’impresa — hai collaboratori stabili, investi in attrezzature significative, gestisci un team, vendi merchandising o prodotti fisici attraverso i tuoi canali — l’inquadramento cambia. Sei un imprenditore digitale e devi iscriverti alla Camera di Commercio e alla Gestione Commercianti INPS.
In questo caso il codice ATECO 73.11.03 va comunque indicato in Camera di Commercio, ma il regime contributivo è quello dei commercianti: contributi fissi trimestrali obbligatori (circa 4.550 euro l’anno, riducibili del 35% in regime forfettario) più contributi percentuali sul reddito eccedente il minimale.
Scenario 3: Content creator nello spettacolo (ex-ENPALS)
Questa è la novità più rilevante — e più insidiosa — della circolare INPS n. 44/2025. Quando l’attività del content creator assume caratteristiche artistiche, culturali o di intrattenimento, scatta l’obbligo di iscrizione al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (FPLS), la gestione previdenziale ex-ENPALS oggi inglobata nell’INPS.
In concreto, questo accade quando il creator, su commissione di un brand o di un’agenzia, realizza contenuti audiovisivi in cui svolge un ruolo riconducibile a quello di attore, regista, fotomodello, indossatore o performer. Non importa che il contenuto sia un reel di 30 secondi o uno spot televisivo: se c’è un copione, una regia, una performance artistica e un committente che paga, per l’INPS sei un lavoratore dello spettacolo.
Il contributo FPLS è pari al 33% del compenso (di cui circa 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del creator). Ed è il committente (brand o agenzia) che ha l’obbligo di versamento, non il creator autonomamente.
Quando invece NON scatta l’ex-ENPALS
L’INPS ha chiarito che restano escluse dall’obbligo FPLS due situazioni specifiche:
- Le attività di endorsement puro: il creator si limita a mostrare un prodotto sfruttando la propria notorietà, senza un vero ruolo artistico o interpretativo. In questo caso i contributi vanno alla Gestione Separata.
- I contenuti personali pubblicati per accrescere la propria visibilità, senza finalità promozionale diretta per un committente specifico.
La distinzione è sottile e non sempre facile da tracciare nella pratica. È esattamente il tipo di valutazione che richiede un’analisi caso per caso.
Il 73.11.03 non è l’unico codice possibile per un creator
Molti content creator svolgono attività che vanno oltre la creazione di contenuti social. A seconda di cosa fai concretamente, potresti aver bisogno di un codice ATECO diverso — o di più codici.
Se produci video, cortometraggi, documentari o contenuti audiovisivi strutturati, il codice più appropriato potrebbe essere il 59.11.00 (produzione cinematografica, video e programmi televisivi). Questo è il caso di youtuber che realizzano produzioni elaborate con crew, attrezzature professionali e format strutturati.
Se fai consulenza di marketing digitale oltre a creare contenuti — gestisci campagne per altri brand, fai formazione, offri servizi strategici — il codice 73.11.02 (servizi forniti da agenzie di pubblicità) potrebbe essere più appropriato, eventualmente affiancato dal 73.11.03.
Se vendi prodotti fisici (merchandising, libri, corsi su piattaforme proprie) come attività rilevante, potresti dover aggiungere un codice commerciale con iscrizione alla Camera di Commercio.
La partita IVA può avere più codici ATECO contemporaneamente: uno primario e uno o più secondari. La scelta del codice primario è importante perché determina il coefficiente di redditività principale nel regime forfettario e l’inquadramento contributivo prevalente.
Cosa fare se hai già la partita IVA con un vecchio codice
Se hai aperto la partita IVA prima di aprile 2025 con un codice generico (tipicamente 73.11.02, 74.90.99 o 59.11.00), devi valutare se ha senso aggiornare al nuovo 73.11.03.
Non è obbligatorio cambiare codice ATECO se quello attuale descrive correttamente la tua attività. L’obbligo di aggiornamento riguarda i casi in cui il vecchio codice è stato soppresso o non corrisponde più all’attività effettiva.
Tuttavia, può essere conveniente passare al 73.11.03 per due motivi: allinei la tua posizione fiscale alla normativa aggiornata (riducendo il rischio di contestazioni) e rendi immediatamente riconoscibile la tua attività agli occhi dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Se decidi di aggiornare, la procedura è una comunicazione di variazione all’Agenzia delle Entrate tramite il modello AA9/12. Se sei iscritto in Camera di Commercio, va aggiornata anche la posizione al Registro Imprese.
Attenzione: verifica prima che il cambio di codice non modifichi il coefficiente di redditività nel forfettario. Il passaggio da un codice con coefficiente 67% al 73.11.03 con coefficiente 78% aumenterebbe la base imponibile e quindi le tasse. È una valutazione da fare con il proprio commercialista, non una decisione automatica.
Le trappole fiscali più comuni per i content creator
Dopo anni di lavoro con professionisti digitali, vedo ricorrere sempre gli stessi errori. Eccone tre che riguardano specificamente i content creator.
Errore 1: Usare un codice ATECO non coerente con l’attività
Un creator che fa principalmente sponsorizzazioni su Instagram e usa il codice 74.90.99 (“altre attività professionali”) rischia una contestazione se l’INPS verifica che l’attività è riconducibile al 73.11.03 con obbligo FPLS. Il codice ATECO non è un dettaglio burocratico — determina dove paghi i contributi e con quali aliquote.
Errore 2: Ignorare l’obbligo ex-ENPALS sulle sponsorizzazioni
Molti creator (e molti commercialisti generalisti) non conoscono la circolare INPS n. 44/2025 e l’obbligo FPLS per le prestazioni con contenuto artistico. Il rischio è che né il creator né il committente versino i contributi dovuti, con conseguenti sanzioni per entrambi.
Errore 3: Non distinguere le diverse fonti di reddito
Un creator può avere contemporaneamente ricavi da AdSense (Gestione Separata), sponsorizzazioni con performance artistica (FPLS) e vendita di merchandising (Gestione Commercianti). La circolare INPS prevede espressamente che un creator possa essere iscritto a più gestioni previdenziali contemporaneamente, a seconda della natura delle diverse attività. Ignorare questa complessità è il modo più sicuro per avere problemi.
Come scegliere il codice ATECO giusto: il mio approccio
Quando un content creator mi contatta per aprire la partita IVA o per verificare la propria posizione, la prima cosa che faccio è capire cosa fa concretamente. Non parto dal codice, parto dall’attività.
Le domande che pongo sono queste: quali piattaforme usi? Come guadagni — AdSense, sponsorizzazioni, affiliazioni, vendita di corsi o prodotti? Quando fai una sponsorizzazione, reciti un copione o mostri semplicemente il prodotto? Lavori da solo o hai un team? Hai contratti con agenzie o lavori direttamente con i brand?
Le risposte a queste domande determinano tre cose: il codice ATECO corretto (o i codici, se servono più di uno), la gestione previdenziale INPS in cui iscriversi e il coefficiente di redditività che si applicherà nel regime forfettario.
Non esiste una risposta unica valida per tutti i creator. Chi ti dice il contrario probabilmente non ha letto la circolare INPS n. 44/2025.
Domande frequenti

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Hai bisogno di un commercialista che conosce il mondo dei content creator?
L’inquadramento fiscale e previdenziale di un content creator nel 2026 non è un esercizio banale. Il nuovo codice ATECO 73.11.03 è un punto di partenza, ma la scelta del codice giusto, della gestione INPS corretta e del regime fiscale più vantaggioso richiede un’analisi specifica della tua situazione.
Sono Fabio Micera. Da oltre 16 anni assisto freelance e professionisti digitali — developer, designer, content creator e imprenditori e-commerce. Conosco le piattaforme che usi, so come funzionano AdSense, le sponsorizzazioni e i pagamenti da Twitch, e parlo la tua lingua prima ancora di quella fiscale.
Se stai per aprire la partita IVA come content creator, o se hai già una posizione aperta e vuoi verificare che sia tutto in ordine dopo le novità del 2025, prenota una consulenza gratuita di 15 minuti. Analizziamo insieme la tua situazione e ti dico esattamente cosa fare.
