Fatturare a clienti esteri in regime forfettario - guida per freelance con clienti UE USA e UK

Come Fatturare a Clienti Esteri in Regime Forfettario: UE, USA, UK

Lavori con clienti esteri e non sai come emettere fattura in regime forfettario? Le regole cambiano a seconda che il cliente sia in Europa, negli USA, nel Regno Unito o sia una piattaforma come Google o Stripe. Ecco una guida pratica con tutti i casi.

Se sei un freelance digitale (un developer, un designer, un content creator) è molto probabile che una parte dei tuoi clienti abbia la sede all’estero. Il tuo cliente può essere un’agenzia tedesca, una startup americana, un brand inglese oppure semplicemente Google che ti paga AdSense dalla sede irlandese.

Il regime forfettario semplifica molte cose ma sulla fatturazione estera i dubbi sono tanti: devo applicare l’IVA? Serve il reverse charge? Cos’è il VIES? Se il cliente è un privato in Francia come mi comporto?

Sono Fabio Micera, commercialista specializzato in freelance e professionisti digitali. Gestisco quotidianamente fatturazioni verso clienti USA, piattaforme internazionali e aziende europee. In questa guida ti spiego le regole per ogni scenario, senza tecnicismi inutili.

La regola di base: nel forfettario non applichi l’IVA italiana

Prima di entrare nei casi specifici chiariamo un principio fondamentale. In regime forfettario le tue fatture sono senza IVA, sia per clienti italiani che esteri. Non addebiti l’IVA e non la detrai sugli acquisti.

Tuttavia, quando il cliente è estero, cambiano le diciture obbligatorie in fattura e gli adempimenti collegati (VIES, Intrastat, autofattura). In alcuni casi possono scattare obblighi IVA nel Paese del cliente. Le regole dipendono da due variabili: dove si trova il cliente (UE, extra-UE) e se il cliente ha partita IVA (B2B) o è un privato (B2C).

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 1° gennaio 2024. Per i clienti esteri la fattura si emette tramite il Sistema di Interscambio (SdI) con il codice destinatario XXXXXXX (sette X) e il codice nazione del cliente. Questo assolve anche l’obbligo di comunicazione delle operazioni transfrontaliere (il vecchio esterometro).

Caso 1: Fattura a cliente UE con partita IVA (B2B)

Questo è lo scenario più comune per un freelance che lavora con agenzie o aziende europee. La regola è definita dall’art. 7-ter del DPR 633/72: la prestazione di servizi si considera effettuata nel paese del committente ed è quindi fuori dal campo IVA italiano.

In pratica emetti fattura senza IVA, indicando la dicitura: “Inversione contabile ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/72” (o “Reverse charge”). Sarà il tuo cliente europeo ad applicare l’IVA nel suo paese con il meccanismo del reverse charge.

Obblighi collegati

Iscrizione al VIES. Per operare con clienti UE B2B devi essere iscritto al VIES (VAT Information Exchange System), l’archivio europeo delle partite IVA abilitate alle operazioni intracomunitarie. L’iscrizione si fa al momento dell’apertura della partita IVA o successivamente con comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Prima di fatturare, verifica che la partita IVA del tuo cliente sia valida sul portale VIES della Commissione Europea.

Modello Intrastat. Per le prestazioni di servizi rese a soggetti UE B2B, devi presentare il modello Intrastat servizi (Intra-1 quater) con cadenza trimestrale se l’importo delle prestazioni non supera i 50.000 euro nel trimestre. È un adempimento che molti forfettari ignorano e che può generare sanzioni.

Fattura elettronica via SdI. La fattura va trasmessa al Sistema di Interscambio con tipo documento TD01, codice destinatario XXXXXXX, codice nazione del cliente e codice natura N2.1 (operazione non soggetta — inversione contabile).

Caso 2: Fattura a cliente USA (o altro paese extra-UE)

Questo è lo scenario che gestisco più frequentemente: il freelance italiano che lavora per una startup americana, ad esempio una piattaforma californiana o un’azienda canadese. La regola è la stessa dell’art. 7-ter: la prestazione si considera effettuata nel paese del committente ed è quindi fuori dal campo IVA italiano.

La fattura si emette senza IVA con la dicitura: “Operazione non soggetta ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/72”.

Cosa cambia rispetto ai clienti UE

La differenza principale è che non serve l’iscrizione al VIES e non devi presentare l’Intrastat. Il VIES è un registro europeo e riguarda solo le operazioni intracomunitarie, per i clienti extra-UE questi adempimenti non si applicano.

La fattura elettronica va comunque trasmessa al SdI con codice destinatario XXXXXXX, codice nazione del cliente (ad esempio US per gli Stati Uniti, GB per il Regno Unito, CA per il Canada, AU per l’Australia) e codice natura N2.1.

Il tema della valuta

Molte startup USA pagano in dollari. La fattura può essere emessa in valuta estera ma ai fini fiscali il ricavo va convertito in euro al cambio del giorno dell’operazione. Conserva la documentazione del tasso di cambio applicato, ad esempio l’estratto conto bancario o l’estratto conto di PayPal.

Withholding tax

Alcuni paesi (Australia, USA in certi casi) applicano una ritenuta alla fonte sui pagamenti verso l’estero. Se il tuo cliente o la piattaforma trattiene una withholding tax dai tuoi compensi, il tuo ricavo fiscale in Italia resta l’importo lordo. La ritenuta che il tuo cliente ha applicato alla fonte la puoi recuperare come credito per imposte pagate all’estero tramite la dichiarazione dei redditi (art. 165 TUIR). Questo è particolarmente rilevante per chi vende su Envato o riceve pagamenti da piattaforme australiane.

 

Se lavori come contractor per un’azienda estera, ho scritto una guida dedicata: “Lavorare da remoto per aziende estere con Partita IVA”.

Caso 3: Fattura a cliente UK post-Brexit

Dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito è a tutti gli effetti un paese extra-UE. Questo significa che le regole sono le stesse dei clienti americani ossia emetti una fattura senza IVA ai sensi dell’art. 7-ter. Non ti devi occupare del VIES e degli invii dei modelli Intrastat.

La dicitura è: “Operazione non soggetta ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/72”.

Il codice nazione nella fattura elettronica è GB. Per il resto il trattamento è identico a quello di qualsiasi altro cliente extra-UE.

Un’attenzione pratica: alcune aziende UK hanno ancora un numero VAT che inizia con “GB”. Questo numero non è più verificabile sul portale VIES europeo e non va trattato come una partita IVA comunitaria. Il cliente UK è extra-UE a tutti gli effetti.

Caso 4: Pagamenti da piattaforme estere (Google, Envato, Stripe)

Molti freelance digitali non fatturano a un cliente diretto ma ricevono pagamenti da piattaforme: Google AdSense (da Google Ireland), Envato (da Envato Pty Ltd, Australia), Stripe (come intermediario per vendite SaaS), GitHub Sponsors, Patreon, Gumroad.

La gestione fiscale dipende dalla natura del rapporto.

Se la piattaforma ti paga un compenso per il tuo lavoro (ad esempio royalties da Envato per i tuoi temi, ricavi AdSense per i tuoi contenuti), il ricavo va dichiarato come compenso da lavoro autonomo. Non emetti fattura alla piattaforma ma registri il ricavo sulla base degli statement che la piattaforma ti fornisce. Il ricavo è l’importo lordo che ti spetta, comprensivo di eventuali ritenute.

Se la piattaforma è un intermediario di pagamento (ad esempio Stripe che incassa per conto dei tuoi clienti), il tuo cliente fiscale è il committente finale e non Stripe. Emetti fattura al cliente e il pagamento via Stripe è semplicemente una modalità di incasso.

Se vendi un prodotto SaaS o digitale direttamente ai consumatori tramite una piattaforma che non è marketplace (ad esempio vendi direttamente tramite il tuo sito usando Stripe) e i clienti sono privati UE, devi gestire l’IVA del paese di destinazione tramite il regime OSS se superi la soglia dei 10.000 euro di vendite UE. Questo obbligo vale anche per i forfettari.

Caso 5: Fattura a privati esteri (B2C)

Questo caso è meno comune per i freelance ma sul quale vale le pena soffermarci, perché se il tuo cliente è un privato senza partita IVA residente all’estero, le regole cambiano.

Privato UE. Per le prestazioni di servizi generiche (art. 7-ter), se il cliente è un privato la prestazione si considera effettuata in Italia. In teoria dovresti applicare l’IVA italiana ma se sei in regime forfettario dovrai emettere fattura senza IVA con la dicitura del regime forfettario. Per i servizi elettronici (software, download digitali, hosting) verso privati UE, vale la regola del paese di destinazione: se superi i 10.000 euro annui di vendite a privati UE, devi iscriverti all’OSS.

Privato extra-UE. La prestazione è fuori campo IVA (art. 7-ter). Fattura senza IVA e nessun adempimento aggiuntivo.

Per vedere esempi pratici di fatture compilate campo per campo, consulta la guida al fac-simile di fattura dorfettaria a cliente estero.

Gli acquisti dall’estero: reverse charge e autofattura

Il forfettario che lavora con l’estero vende beni ed effettua prestazioni ma allo stesso tempo può acquistare beni e servizi da aziende estere. Software, hosting, pubblicità su Meta o Google, abbonamenti a tool SaaS. Qui scatta un obbligo che molti trascurano.

Quando acquisti un servizio da un fornitore UE (ad esempio un abbonamento a un tool tedesco, Google Ads da Google Ireland), devi emettere un’autofattura (documento TD17 via SdI) integrando l’IVA italiana al 22%. Questa IVA va versata con F24, non puoi detrarla perché nel forfettario non hai diritto alla detrazione IVA, quindi è un costo aggiuntivo a tutti gli effetti.

Per gli acquisti di servizi da fornitori extra-UE vale lo stesso obbligo: autofattura con integrazione IVA e versamento.

Per gli acquisti di beni fisici da extra-UE, l’IVA e i dazi si pagano in dogana al momento dell’importazione.

Questo è uno dei punti meno intuitivi del forfettario: per le tue vendite non applichi l’IVA ma devi integrarla e versarla senza poterla detrarre nel caso in cui acquisti da fornitori esteri. Alla fine il costo reale è superiore a quello che appare in fattura del fornitore.

Riepilogo: I diversi casi 

  • Cliente UE con P.IVA → Fattura senza IVA, reverse charge art. 7-ter, iscrizione VIES, Intrastat servizi
  • Cliente USA/extra-UE con P.IVA → Fattura senza IVA art. 7-ter, niente VIES, niente Intrastat
  • Cliente UK (post-Brexit) → Come extra-UE: fattura senza IVA art. 7-ter, niente VIES, niente Intrastat
  • Piattaforme (Google, Envato, Stripe) → Ricavo da statement, no fattura alla piattaforma, eventuale credito per withholding tax
  • Privato UE → Prestazione in Italia senza IVA (forfettario), OSS se servizi elettronici oltre 10.000€
  • Privato extra-UE → Fattura senza IVA art. 7-ter, nessun adempimento aggiuntivo
  • Acquisti servizi da estero (UE e extra-UE) → Autofattura TD17, integrazione IVA 22%, versamento F24, IVA non detraibile

Domande frequenti

No. Puoi avere clienti in tutto il mondo e restare in forfettario. L’unico limite è la soglia generale degli 85.000 euro di ricavi annui, che include tutte le fonti, italiane ed estere.

No, se presti servizi B2B. Il reverse charge trasferisce l’obbligo IVA al cliente. Se vendi servizi elettronici a privati UE e superi i 10.000 euro, devi iscriverti all’OSS (non aprire una posizione in ogni paese).

Sì. Se la fattura supera i 77,47 euro, la marca da bollo da 2 euro è dovuta anche per le fatture verso clienti esteri.

Sì. Se la fattura supera i 77,47 euro, la marca da bollo da 2 euro è dovuta anche per le fatture verso clienti esteri.

Il codice natura è N2.1 (non soggette per territorialità). Non N2.2, che si usa per i clienti italiani. Per i dettagli campo per campo, consulta la guida ai fac-simile.

Sì. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024, indipendentemente dalla richiesta del cliente. La fattura va trasmessa al SdI con codice XXXXXXX.

La fatturazione estera non è complicata, ma va impostata bene

La buona notizia è che le regole, una volta comprese, sono sempre le stesse. La cattiva notizia è che sbagliarle a causa di una dicitura mancante, un Intrastat non presentato, un’autofattura dimenticata, genera sanzioni evitabili.
Il mio approccio con i clienti è semplice: quando un freelance inizia a lavorare con l’estero, imposto insieme a lui le fatture per ogni scenario (cliente UE, USA, UK, piattaforma) con le diciture corrette da inserire. Da quel momento in poi, emettere la fattura giusta diventa automatico.
Se lavori con clienti esteri e vuoi essere certo di avere tutto impostato correttamente, prenota una consulenza gratuita di 15 minuti. Verificheremo insieme la tua situazione e ti darò indicazioni precise per il tuo caso specifico.

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