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Guadagni da App Store e Google Play: la fatturazione per sviluppatori indipendenti

Gli sviluppatori che pubblicano app su App Store o Google Play si aspettano di dover fatturare direttamente all’utente finale che acquista o si abbona alla loro applicazione. Nella pratica il rapporto fiscale è diverso: lo sviluppatore fattura allo store, non al singolo utente, e questo cambia in modo sostanziale gli adempimenti da gestire.

Il rapporto B2B tra sviluppatore e store digitale

Sia Apple che Google operano come intermediari nella vendita delle app a pagamento, degli acquisti in-app e degli abbonamenti: acquistano dallo sviluppatore il diritto a distribuire e vendere il prodotto e rivendono poi all’utente finale in un rapporto distinto. Ne derivano due transazioni separate: una B2B tra sviluppatore e store e una successiva B2C tra store e utente finale, di cui lo sviluppatore non è parte dal punto di vista fiscale. È questo secondo passaggio che consente allo sviluppatore di non doversi occupare direttamente dell’IVA applicata ai singoli utenti finali sparsi in decine di Paesi diversi.

App Store: fatturazione ad Apple Distribution International Ltd

Per le vendite effettuate tramite App Store nei mercati europei, l’operazione avviene con Apple Distribution International Ltd, società con sede in Irlanda. Lo sviluppatore emette fattura a questa società senza applicazione dell’IVA italiana, richiamando l’art. 7-ter del DPR 633/72 (operazione non soggetta per prestazione di servizi resa a soggetto passivo UE). Apple applica quindi il meccanismo del reverse charge in Irlanda, integrando l’imposta sia in accredito che in addebito. Per le vendite generate nel mercato statunitense, la controparte contrattuale è invece Apple Inc. USA: in questo caso la fattura va emessa fuori campo IVA come prestazione di servizi resa a soggetto extra-UE. È quindi necessario individuare, in base al mercato in cui l’app genera i ricavi, quale entità Apple sia la reale controparte della fattura.

Google Play: il ruolo di Google Ireland Limited

Per le vendite sul mercato europeo, la controparte contrattuale su Google Play è Google Ireland Limited. Anche in questo caso il rapporto tra sviluppatore e store è di tipo B2B: la fattura viene emessa senza IVA italiana, con reverse charge a carico di Google in base all’art. 196 della Direttiva 2006/112/CE. Per i mercati extra-UE il principio resta lo stesso di quello già visto per Apple: la fattura è fuori campo IVA come prestazione resa a soggetto extra-UE.

Il ricavo fiscale: il compenso lordo, non il netto incassato

Un punto spesso frainteso riguarda l’importo da dichiarare come ricavo. Le commissioni trattenute dallo store (tipicamente il 15% o il 30% a seconda della fascia di ricavi e del programma applicabile) non sono un costo deducibile dello sviluppatore, ma la parte di corrispettivo che lo store trattiene per il proprio servizio di distribuzione. Il ricavo fiscale dello sviluppatore è quindi il compenso lordo maturato prima della trattenuta della commissione e la fattura verso Apple o Google va emessa per tale importo lordo, non per l’accredito netto ricevuto sul conto corrente.

Adempimenti collegati: VIES e Intrastat

Poiché le operazioni con Apple Distribution International Ltd e Google Ireland Limited rientrano tra le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi UE, lo sviluppatore deve essere iscritto al VIES e presentare il modello Intrastat per queste fatture, indipendentemente dal regime fiscale adottato. In regime forfettario questo non comporta liquidazioni IVA periodiche, ma resta comunque necessario il rispetto di questi due adempimenti dichiarativi.

Un ecosistema in evoluzione

Negli ultimi anni entrambe le piattaforme hanno introdotto sistemi di fatturazione alternativi che in alcuni mercati e per alcune categorie di app, permettono allo sviluppatore di gestire direttamente il pagamento senza passare dal sistema di fatturazione integrato dello store. Quando questo accade, il rapporto contrattuale e il relativo trattamento fiscale possono cambiare rispetto allo schema standard appena descritto, per cui la struttura dei ricavi di un’app va sempre verificata sulla base del programma e del mercato effettivamente utilizzati.

Domande frequenti

No, se operi in regime forfettario. Per le vendite europee la fattura richiama l’art. 7-ter del DPR 633/72 con reverse charge a carico dello store; per le vendite verso gli Stati Uniti la fattura è fuori campo IVA come prestazione a soggetto extra-UE.

No. Il rapporto fiscale dello sviluppatore è con lo store (Apple o Google), non con l’utente finale, che acquista in un secondo rapporto B2C di cui lo sviluppatore non è parte.

Sul compenso lordo maturato prima della trattenuta della commissione. La commissione trattenuta da Apple o Google non è un costo che riduce il ricavo dichiarato ma parte del corrispettivo per il servizio di distribuzione.

Sì, per le fatture emesse verso Apple Distribution International Ltd o Google Ireland Limited, in quanto operazioni verso soggetti passivi UE soggette a reverse charge, con conseguente obbligo di presentazione del modello Intrastat.

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