Sponsorizzazioni e affiliate marketing: come fatturare le collaborazioni con i brand
Content creator che hanno iniziato a ricevere le prime proposte di collaborazione da parte di brand si trovano a dover capire come inquadrare fiscalmente compensi che, in molti casi, non sono solo in denaro. È un momento delicato perché le prime collaborazioni arrivano spesso prima che l’attività sia percepita come “vero lavoro”. Per questo motivo il passaggio alla Partita IVA viene rimandato più del dovuto.
Quando l’attività di content creation richiede la Partita IVA
Per chi crea contenuti sui social vale lo stesso principio di fondo già visto per altre professioni digitali: è la sistematicità dell’attività e non l’importo dei compensi a determinare l’obbligo di apertura della Partita IVA. Nella prassi attuale dell’Amministrazione finanziaria la prestazione occasionale è considerata applicabile solo in casi molto limitati: la presenza di collaborazioni ricorrenti con brand, di contenuti sponsorizzati pubblicati con regolarità o di un numero significativo di follower viene già considerata, in sede di controllo, un primo indizio di attività economicamente organizzata. È un aspetto su cui vale la pena soffermarsi.
Dal punto di vista della classificazione, dal 2025 è disponibile un codice ATECO dedicato, il 73.11.03 “Attività di influencer marketing”, pensato proprio per distinguere chi opera professionalmente in questo settore da chi pubblica contenuti a titolo amatoriale. Per chi produce anche contenuti pubblicitari più strutturati, in alcuni casi può essere più appropriato il codice 73.11.02: la scelta va valutata caso per caso in base al modello di attività prevalente.
Il regime forfettario e il coefficiente di redditività
Il regime forfettario resta l’opzione più diffusa per chi avvia questo tipo di attività, con imposta sostitutiva al 15% (5% nei primi cinque anni in presenza dei requisiti per le start-up) entro il limite di 85.000 euro di ricavi annui. Per quanto riguarda il coefficiente di redditività applicabile al nuovo codice ATECO 73.11.03, questo si attesta al 78%, come previsto per altre attività di marketing e pubblicità digitale.
Sponsorizzazioni pagate in denaro: fatturazione e ritenuta
Per le sponsorizzazioni classiche, in cui il brand paga un compenso in denaro per la realizzazione di contenuti promozionali, la fatturazione segue le regole ordinarie del regime adottato: in forfettario, dovrai fatturare senza applicare l’IVA e senza ritenuta d’acconto; in regime ordinario, fattura con IVA e, se il committente è un sostituto d’imposta, applicazione della ritenuta d’acconto del 20%.
Il caso dei compensi in natura: prodotti, viaggi e permute
L’aspetto meno intuitivo, e quello su cui si concentrano spesso i dubbi dei content creator alle prime collaborazioni, riguarda i compensi ricevuti sotto forma di prodotti, servizi o esperienze anziché in denaro. Quando un brand invia un prodotto in cambio di una recensione o di una menzione, si configura fiscalmente come una permuta: il valore normale del bene ricevuto costituisce reddito imponibile a tutti gli effetti e il creator dovrebbe emettere fattura di importo uguale a tale valore anche se non ha incassato denaro. Si tratta di un obbligo spesso trascurato nella pratica ma che in caso di controllo può essere contestato come compenso non dichiarato, soprattutto quando il valore dei prodotti ricevuti risulta incoerente con i redditi dichiarati.
Il marketing di affiliazione: commissioni e tracciamento
Per chi genera ricavi tramite marketing di affiliazione, il compenso è rappresentato dalle commissioni riconosciute sulle vendite generate attraverso link personalizzati. Dal punto di vista fiscale il trattamento non si discosta da quello di una normale prestazione di servizi pubblicitari. Presta attenzione particolare quando i programmi di affiliazione sono gestiti da piattaforme estere perché in questi casi vanno considerate le stesse regole di territorialità IVA e le eventuali ritenute applicate alla fonte già affrontate per altre categorie di clienti con committenti esteri.
Compensi da piattaforme estere e obblighi di comunicazione
Molte collaborazioni, soprattutto quelle di affiliazione o quelle mediate da piattaforme internazionali, comportano il coinvolgimento di soggetti esteri che sono tenuti a comunicare i dati dei propri utenti all’Amministrazione finanziaria in base alla normativa DAC7. È utile chiarire che la soglia di 2.000 euro talvolta citata in questo contesto è un parametro che riguarda gli obblighi di comunicazione della piattaforma e non una franchigia fiscale. Questo significa che dovrai comunque dichiarare il reddito percepito, indipendentemente dall’importo.
Un contesto di controlli in crescita
Negli ultimi mesi l’attività di verifica su questo settore si è intensificata, con un utilizzo sempre più sistematico dell’incrocio tra i dati dichiarati e gli elementi reperibili pubblicamente sui profili social: il numero di collaborazioni, la frequenza delle pubblicazioni sponsorizzate, i contenuti promozionali. Per questo motivo è importante configurare fin dall’avvio dell’attività la corretta gestione fiscale.
Domande frequenti
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Ogni content creator ha un mix diverso di sponsorizzazioni, affiliazioni e compensi in natura, e la strutturazione fiscale va sempre valutata caso per caso. Se vuoi un confronto diretto sulla tua situazione, puoi prenotare una consulenza conoscitiva di 15 minuti:

