Vendere su Amazon con partita IVA - guida fiscale per seller FBA in regime forfettario 2026

Vendere su Amazon con Partita IVA: Guida Fiscale Completa 2026

Vuoi vendere su Amazon e non sai se devi aprire la partita IVA? Oppure vendi già con FBA e vuoi capire come gestire tasse, contributi e obblighi fiscali? In questa guida trovi tutto: codice ATECO, regime forfettario con coefficiente al 40%, contributi INPS Commercianti, DAC7 e un esempio pratico di calcolo tasse.

Se vendi su Amazon o stai pensando di iniziare, la prima domanda è quasi sempre la stessa: serve la partita IVA? La risposta è sì, praticamente sempre. Vendere su Amazon non è un’attività occasionale: è un’attività commerciale continuativa che richiede l’apertura della partita IVA, l’iscrizione alla Camera di Commercio e la gestione INPS.

Oltre a questi aspetti di base devi conoscere altre cose. Il regime fiscale più adatto, il peso dei contributi fissi obbligatori, le commissioni Amazon che non riducono il tuo fatturato fiscale, le regole IVA se vendi in altri paesi UE con il programma Paneuropeo e la direttiva DAC7 che dal 2023 obbliga Amazon a segnalare i tuoi dati al fisco italiano.

Sono Fabio Micera, commercialista specializzato in freelance e imprenditori digitali. Seguo venditori Amazon FBA e conosco la struttura dei costi, i report di Seller Central e le specificità fiscali di chi vende online. In questa guida ti spiego tutto quello che devi sapere.

Partita IVA per vendere su Amazon: è sempre obbligatoria?

Sì. Se vendi su Amazon con l’intenzione di farlo in modo continuativo e abituale hai l’obbligo di aprire la partita IVA. Non esistono soglie minime di fatturato sotto le quali puoi vendere senza partita IVA: conta la natura continuativa dell’attività, non l’importo. Il fatto stesso di aprire un account venditore professionale lo dimostra.

L’unica eccezione teorica riguarda chi vende occasionalmente oggetti personali usati ma nel momento in cui acquisti merce per rivenderla o produci prodotti per venderli online, sei nell’ambito dell’attività commerciale e la partita IVA è obbligatoria.

Codice ATECO e adempimenti per l’apertura

Fino al 31 marzo 2025, chi vendeva online usava un codice ATECO unico: il 47.91.10 — Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet. Dal 1° aprile 2025 questo codice non esiste più. Con la riforma ATECO 2025 l’ISTAT ha cambiato approccio: non conta più il canale di vendita (online o fisico), conta cosa vendi.

In pratica il vecchio codice unico è stato sostituito da decine di codici specifici per tipologia merceologica, tutti nella divisione 47 (commercio al dettaglio). Chi vende abbigliamento online usa lo stesso codice di chi lo vende in negozio (es. 47.71.10), chi vende elettronica usa il codice della sua categoria e così via.

Il coefficiente di redditività nel regime forfettario resta del 40% per tutta la divisione 47, quindi il calcolo delle tasse non cambia, cambia solo il codice da indicare.

Se hai aperto la partita IVA prima di aprile 2025 con il vecchio 47.91.10, la Camera di Commercio ha effettuato una ricodifica automatica. Tuttavia la conversione automatica non è sempre corretta, soprattutto se vendi prodotti di categorie diverse. Vale la pena verificare con il commercialista che il codice assegnato rispecchi la tua attività reale.

A differenza di un freelance (developer, designer), vendere su Amazon ti inquadra come impresa commerciale e non come libero professionista. Questo comporta una serie di adempimenti aggiuntivi rispetto al semplice freelance:

  • Iscrizione alla Camera di Commercio (Registro delle Imprese). È obbligatoria e comporta un costo iniziale per i diritti di segreteria, i bolli e la SCIA). Amazon stessa ti chiederà la visura camerale per verificare il tuo account venditore.
  • SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Va presentata al SUAP del comune dove ha sede la tua attività (di solito il tuo domicilio, se non hai un magazzino separato). Per il commercio online senza magazzino fisico, il comune di residenza è quello di riferimento.
  • Iscrizione INPS Gestione Commercianti. È obbligatoria e comporta contributi fissi annuali che costituiscono il punto che incide di più sui costi di chi inizia.

Il regime forfettario per i venditori Amazon: vantaggi e limiti

Il regime forfettario è la scelta naturale per chi inizia a vendere su Amazon con fatturati sotto gli 85.000 euro. I vantaggi sono tre:

  1. Non applichi l’IVA sulle vendite nazionali. Questo semplifica la gestione e può essere un vantaggio competitivo sul prezzo finale, anche se Amazon gestisce comunque l’IVA per le vendite B2C in molti scenari;
  2. Paghi un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività) calcolata su un reddito imponibile ridotto al 40% dei ricavi. Su un fatturato di 50.000 euro, il reddito imponibile è solo 20.000 euro;
  3. La contabilità è semplificata: niente registri IVA, niente bilancio, niente ISA.

Ci sono però dei limiti importanti da conoscere. Non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti di merce, quindi se compri prodotti per rivenderli e il fornitore ti addebita l’IVA, quell’IVA è un costo che non puoi recuperare. Non puoi dedurre i costi reali (acquisto merce, FBA fees, pubblicità). Se i tuoi costi effettivi superano il 60% forfettario, il regime ordinario potrebbe essere più conveniente. Infine, il limite degli 85.000 euro di ricavi per un venditore Amazon in crescita può essere raggiunto più rapidamente di quanto pensi.

Contributi INPS Commercianti: la voce di costo più pesante

Questo è il punto che spaventa di più chi sta per aprire la partita IVA per vendere su Amazon. A differenza di un freelance in Gestione Separata che paga contributi solo in proporzione al reddito, il venditore Amazon è iscritto alla Gestione Commercianti INPS. Questa gestione prevede il versamento dei contributi fissi obbligatori anche se non vendi nulla.

Nel 2026 i contributi fissi minimi per un commerciante sono circa 4.611 euro all’anno, suddivisi in 4 rate trimestrali da circa 1.153 euro ciascuna (scadenze: maggio, agosto, novembre, febbraio). Questi contributi si pagano indipendentemente dal fatturato, quindi anche se il primo anno non vendi nulla.

La buona notizia è che in regime forfettario puoi richiedere la riduzione del 35% dei contributi e con questa riduzione il contributo fisso annuo scende a circa 2.997 euro (circa 749 euro a trimestre). La richiesta va fatta entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA o entro il 28 febbraio di ogni anno successivo.

Oltre ai contributi fissi, se il tuo reddito imponibile supera il minimale (18.808 euro), paghi anche un contributo percentuale sull’eccedenza (il 24,48%).

Il contributo fisso è la ragione principale per cui molti aspiranti venditori Amazon esitano ad aprire la partita IVA. E’ un costo da valutare nel contesto complessivo: se il tuo margine su Amazon è sufficiente a coprirlo, il forfettario al 40% ti fa risparmiare molto sulle imposte rispetto al regime ordinario.

Quanto paga di tasse un venditore Amazon: esempio pratico

Prendiamo il caso di Lucia, che vende prodotti private label su Amazon FBA. E’ il suo primo anno di attività quindi sta in regime forfettario con aliquota al 5% ed ha richiesto la riduzione contributiva del 35%. Nel 2026 fattura 40.000 euro.

Reddito imponibile: 40.000 × 40% = 16.000 euro

Contributi INPS Commercianti (con riduzione 35%): Contributi fissi ridotti: ~2.997 euro Il reddito imponibile (16.000 euro) è inferiore al minimale (18.808 euro), quindi non sono dovuti contributi percentuali aggiuntivi.

Base imponibile per l’imposta sostitutiva: 16.000 − 2.997 = 13.003 euro

Imposta sostitutiva al 5%: 13.040 × 5% = 650 euro

Riepilogo annuale di Lucia:

  • Fatturato: 40.000 euro
  • Contributi INPS: ~2.997 euro
  • Imposta sostitutiva: ~650 euro
  • Totale tasse e contributi: ~3.647 euro
  • Netto fiscale: ~36.353 euro (91% del fatturato)

Attenzione: questo netto è al lordo dei costi reali (acquisto merce, FBA fees, commissioni Amazon, pubblicità). Se Lucia spende 20.000 euro in merce e costi operativi, il suo guadagno effettivo è circa 16.353 euro ma fiscalmente ha pagato solo 3.647 euro su 40.000 di ricavi. 

Dopo i primi 5 anni l’imposta sale al 15%, portando il totale tasse + contributi (a parità di fatturato) a circa 4.947 euro.

Il ricavo fiscale: cosa conta e cosa no

Questo è un punto che genera molta confusione tra i venditori Amazon. Il tuo ricavo fiscale ai fini della soglia forfettario (85.000 euro) e del calcolo delle tasse è il prezzo di vendita pagato dal cliente e non il netto che Amazon ti accredita dopo aver trattenuto le sue commissioni.

Se vendi un prodotto a 30 euro e Amazon trattiene 10 euro tra referral fee e FBA fees, il tuo ricavo fiscale è 30 euro, non 20. Le commissioni di Amazon sono un costo operativo che nel forfettario non deduci perché sono coperte dal coefficiente del 60%.

Lo stesso vale per i resi: se un cliente restituisce un prodotto e Amazon ti rimborsa, il reso riduce il tuo fatturato. Monitora i resi con attenzione perché incidono sul totale dei ricavi.

Per tenere traccia dei ricavi, il report più utile su Seller Central è il Date Range Report (sotto la sezione Pagamenti → Report), che ti mostra il dettaglio di vendite, rimborsi e commissioni per periodo.

DAC7: Amazon segnala i tuoi dati al fisco

Dal 2023 la direttiva europea DAC7 obbliga le piattaforme come Amazon a comunicare automaticamente alle autorità fiscali di ogni paese i dati dei venditori: identità, volumi di vendita, importi incassati. L’Agenzia delle Entrate riceve queste informazioni e le incrocia con le tue dichiarazioni dei redditi.

Se il tuo fatturato dichiarato non corrisponde a quello che Amazon comunica, la discrepanza emergerà. Questo non deve spaventarti m deve motivarti a tenere la contabilità allineata con i dati di Seller Central fin dall’inizio.

Vendite in altri paesi UE: IVA e programma Paneuropeo

Se vendi solo su Amazon.it a clienti italiani, la gestione IVA nel forfettario è semplice: non applichi l’IVA. Se le tue vendite raggiungono clienti in altri paesi UE (cosa che con Amazon succede spesso) le cose cambiano.

Se le tue vendite a distanza verso consumatori privati in altri paesi UE superano i 10.000 euro annui complessivi, devi iscriverti al regime OSS e versare l’IVA del paese di destinazione. Questo vale anche per i forfettari.

Se aderisci al programma Paneuropeo FBA, Amazon distribuisce la tua merce nei magazzini di più paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Italia). In questo caso le implicazioni IVA sono più complesse: potresti dover aprire posizioni IVA nei paesi dove la merce è stoccata, a meno che tu non utilizzi il regime Call-Off Stock (COS) che ti permette di operare con una sola partita IVA.

Se stai valutando il programma Paneuropeo o EFN (European Fulfillment Network), la gestione IVA multi-paese va pianificata prima con il commercialista perché gli errori in questo ambito possono essere costosi e retroattivi.

Domande frequenti

No, se l’attività è continuativa. L’unica eccezione è la vendita occasionale di oggetti personali usati. Nel momento in cui acquisti merce per rivenderla o produci prodotti per venderli, la partita IVA è obbligatoria.

No. Il ricavo fiscale è il prezzo pieno pagato dal cliente, non il netto dopo le commissioni Amazon. Le commissioni sono coperte dal coefficiente forfettario.

Sì, se il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente è inferiore a 35.000 euro lordi. Se sei dipendente a tempo pieno, potresti essere esonerato dai contributi INPS sulla partita IVA.

Sì. Durante la verifica dell’account venditore, Amazon richiede la visura camerale per confermare l’iscrizione al Registro delle Imprese. Senza iscrizione alla Camera di Commercio non puoi aprire un account venditore professionale.

Sì. I contributi fissi Commercianti (~4.550 euro, riducibili del 35% in forfettario a ~2.960 euro) sono dovuti indipendentemente dal fatturato. È il costo fisso più importante da considerare prima di iniziare.

Sì. Il fisco considera il 40% dei tuoi ricavi come reddito imponibile. Il restante 60% è considerato forfettariamente come costi. L’imposta sostitutiva (5% o 15%) si applica su questo 40%.

Per le vendite a privati (B2C), la fattura è obbligatoria solo su richiesta del cliente. Devi però registrare i corrispettivi. Per le vendite B2B (ad aziende con partita IVA), la fattura è obbligatoria.

Hai bisogno di un commercialista che conosce Amazon?

La fiscalità per chi vende su Amazon ha le sue specificità: contributi fissi obbligatori, coefficiente al 40%, ricavi lordi vs netto Amazon, DAC7, IVA multi-paese per chi usa il Paneuropeo. Non è il tipo di pratica che si gestisce con un commercialista generico.
Sono Fabio Micera e da oltre 16 anni assisto imprenditori digitali. Conosco Seller Central, so leggere i report di pagamento Amazon e capisco la differenza tra FBA fees, referral fees e storage fees. Se stai per aprire la partita IVA per vendere su Amazon o vuoi verificare che la tua posizione sia corretta, prenota una consulenza gratuita di 15 minuti.

Commercialista per ecommerce
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