Vendere su Etsy con Partita Iva: Guida Fiscale Completa 2026
Vendi su Etsy e non sai come gestire la parte fiscale? Partita IVA, regime forfettario, codice ATECO, contributi INPS e fatturazione: ecco tutto quello che devi sapere per vendere in regola nel 2026.
Se hai aperto (o stai per aprire) un negozio su Etsy, probabilmente ti sei già fatto queste domande: devo aprire la partita IVA? Quale codice ATECO uso? Posso stare in regime forfettario? Quanto pago di tasse e contributi? Le commissioni che trattiene Etsy come le gestisco?
Sono Fabio Micera, commercialista specializzato in freelance e imprenditori digitali. Seguo venditori Etsy da anni e in questa guida ti spiego, passo dopo passo, come funziona la fiscalità per chi vende su Etsy dall’Italia nel 2026 con esempi pratici, numeri reali e le novità normative che devi conoscere.
Se vuoi informazioni sulla mia consulenza per le attività commerciali in dropshipping, accedi alla mia pagina: “Commercialista per e-commerce e dropshipping”.
Vendere su Etsy: serve la Partita IVA?
La risposta breve è: sì, nella quasi totalità dei casi.
C’è un falso mito molto diffuso secondo cui si può vendere online senza partita IVA fino a 5.000 euro l’anno ma non funziona così. Quel limite infatti riguarda esclusivamente l’obbligo di versare i contributi INPS per chi svolge prestazioni occasionali e non ha nulla a che fare con l’obbligo di apertura della partita IVA.
Il punto decisivo è un altro: la tua attività è continuativa e organizzata? Un negozio Etsy è uno spazio commerciale online, attivo 24 ore su 24, raggiungibile da chiunque in qualsiasi momento. Per il fisco italiano questa è un’attività continuativa per definizione anche se vendi pochi oggetti al mese.
Nel momento in cui apri un negozio su Etsy con l’intenzione di vendere in modo regolare la partita IVA diventa obbligatoria. Non importa se fatturi 500 euro o 50.000 euro: conta la natura dell’attività, non l’importo.
L’unica eccezione reale è la vendita veramente occasionale e sporadica. Ad esempio vendere una volta un oggetto usato senza alcuna organizzazione commerciale. Ma se crei prodotti, li fotografi, li pubblichi con descrizioni curate e li metti in vendita in modo continuativo, sei a tutti gli effetti un’impresa.
Quale codice ATECO per vendere su Etsy nel 2026
Qui c’è una novità importante. Dal 1° aprile 2025, con l’entrata in vigore della nuova classificazione ATECO 2025, il vecchio codice generico 47.91.10 (“Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”) non esiste più.
Il cambio è nella sostanza perché la classificazione non si basa più sul canale di vendita (online vs. fisico) ma sul tipo di prodotto venduto. Questo significa che il vecchio codice unico per l’e-commerce si è frammentato in ben 96 nuovi codici, ciascuno corrispondente a una specifica categoria merceologica.
In pratica, se vendi su Etsy, il tuo codice ATECO dipende da cosa vendi e non dal fatto che vendi online. Ecco gli scenari più comuni per chi vende su Etsy:
Se sei un artigiano o commerciante (vendi prodotti fisici che acquisti o produci per rivenderli), il codice ATECO va scelto in base alla categoria merceologica. Alcuni esempi:
- Gioielli e bigiotteria: 47.77.00 (Commercio al dettaglio di orologi e gioielleria)
- Abbigliamento: 47.71.30 (Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento)
- Oggetti di arredamento e decorazione: 47.55.90 (Commercio al dettaglio di articoli per la casa)
- Cosmetici e prodotti per la cura: 47.75.00 (Commercio al dettaglio di articoli di profumeria e cosmetici)
In questo caso sei inquadrato come commerciante o artigiano, devi iscriverti al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, presentare la SCIA al Comune e versare i contributi alla Gestione Commercianti o Artigiani INPS.
Se sei un artista (crei opere uniche e irripetibili — sculture, dipinti, illustrazioni, stampe d’arte), il codice ATECO è il 90.12.00 (“Attività di creazione di arti visive”). In questo caso versi i contributi alla Gestione Separata INPS e non devi iscriverti in Camera di Commercio.
La distinzione tra artista e artigiano/commerciante è cruciale e non va improvvisata perché cambiano la cassa previdenziale, i contributi minimi e il coefficiente di redditività nel forfettario. È una delle valutazioni che faccio sempre con i miei clienti prima di aprire la partita IVA.
Attenzione alla ricodifica: se hai già una partita IVA con il vecchio codice 47.91.10, devi verificare che la Camera di Commercio abbia aggiornato correttamente il tuo codice ATECO 2025. In molti casi la ricodifica automatica non è stata precisa e potrebbe servire una rettifica manuale. Controlla la tua visura camerale aggiornata.
Vendi asset digitali su Etsy? Allora consulta la mia guida specifica: “Vendere template, Font e Asset digitali online”.
Regime forfettario per venditori Etsy: come funziona
Il regime forfettario è il regime fiscale più vantaggioso per chi inizia a vendere su Etsy. Ecco perché lo scelgono la maggior parte dei miei clienti.
I vantaggi principali sono tre. Non applichi l’IVA sulle vendite (le tue fatture sono senza IVA, il che semplifica enormemente la gestione). Paghi un’imposta sostitutiva del 15% — ridotta al 5% per i primi 5 anni se avvii una nuova attività. La contabilità è semplificata: niente registri IVA, niente liquidazioni periodiche, niente ISA.
Per accedere al forfettario nel 2026, i requisiti principali sono: ricavi annui non superiori a 85.000 euro, spese per personale non superiori a 20.000 euro lordi annui, e redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente inferiori a 35.000 euro.
Come si calcolano le tasse
Nel regime forfettario le tasse non si calcolano sulla differenza tra ricavi e costi reali ma applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Per le attività di commercio al dettaglio (incluso l’e-commerce su Etsy), il coefficiente è del 40%.
Facciamo un esempio concreto. Immagina di aver incassato 30.000 euro in un anno vendendo su Etsy:
- Reddito imponibile: 30.000 × 40% = 12.000 euro
- Imposta sostitutiva al 5% (primi 5 anni): 12.000 × 5% = 600 euro
- Imposta sostitutiva al 15% (dopo i primi 5 anni): 12.000 × 15% = 1.800 euro
A questo vanno aggiunti i contributi INPS (li vedremo nel prossimo paragrafo). Il coefficiente del 40% significa che il fisco ti riconosce forfettariamente il 60% dei ricavi come costi indipendentemente da quanto hai speso davvero. Questo è un vantaggio se le tue spese reali sono inferiori al 60% e uno svantaggio se sono superiori.
Un punto fondamentale: cosa conta come “ricavo”
Ai fini del limite degli 85.000 euro e del calcolo delle tasse conta il totale delle vendite e non il netto che ricevi da Etsy. Se vendi un oggetto a 50 euro e Etsy trattiene 10 euro di commissioni, il tuo ricavo fiscale è 50 euro, non 40. Le commissioni di Etsy non sono “deducibili” nel forfettario perché sono già comprese nel 60% di spese forfettarie riconosciute dal coefficiente di redditività.
Questo è un errore comune che vedo spesso: monitorare solo gli accrediti bancari di Etsy senza considerare che il ricavo fiscale è il prezzo pieno di vendita. Se non lo tieni sotto controllo rischi di superare la soglia degli 85.000 euro senza accorgertene.
Contributi INPS: quanto si paga davvero
I contributi previdenziali sono spesso la voce di costo più pesante per chi vende su Etsy, più ancora delle imposte. Ecco come funzionano nei due scenari principali.
Se sei commerciante o artigiano (Gestione Commercianti/Artigiani INPS)
Devi pagare contributi fissi obbligatori anche se guadagni zero. Nel 2026 i contributi fissi annui sono circa 4.550 euro e sono suddivisi in 4 rate trimestrali dello stesso importo. Questi contributi coprono un reddito fino al minimale INPS (circa 18.555 euro). Se il tuo reddito imponibile supera questa soglia pagherai contributi aggiuntivi al 24,48% sulla parte eccedente.
La buona notizia: in regime forfettario puoi richiedere la riduzione del 35% sui contributi. Con la riduzione i contributi fissi scendono a circa 2.960 euro l’anno. Questa riduzione si applica sia ai fissi che ai contributi eccedenti il minimale.
Riprendiamo l’esempio di prima (30.000 euro di ricavi, 12.000 euro di reddito imponibile) con la riduzione del 35%:
- Contributi fissi ridotti: circa 2.960 euro
- Contributi eccedenti: il reddito (12.000 €) è sotto il minimale, quindi niente contributi aggiuntivi
- Totale contributi: circa 2.960 euro
Se sei artista (Gestione Separata INPS)
Non ci sono contributi fissi minimi quindi paghi una percentuale sul reddito imponibile del 26,07% (se non hai altra copertura previdenziale). Niente reddito, niente contributi ma anche niente contribuzione pensionistica.
Con lo stesso esempio (12.000 euro di reddito imponibile):
- Contributi Gestione Separata: 12.000 × 26,07% = 3.128 euro
Riepilogo: quanto pago in totale?
Con 30.000 euro di ricavi da Etsy, in regime forfettario nei primi 5 anni, un commerciante con riduzione del 35% pagherebbe indicativamente:
- Imposta sostitutiva (5%): 600 euro
- Contributi INPS (ridotti): ~2.960 euro
- Totale: circa 3.560 euro su 30.000 euro di ricavi
Resta di fondamentale importanza pianificare e accantonare con regolarità, perché le scadenze fiscali e contributive arrivano in momenti concentrati dell’anno (giugno e novembre per le imposte, ogni trimestre per i contributi fissi).
Le commissioni di Etsy: quanto costa vendere nel 2026
Prima di fare i tuoi conti, devi sapere esattamente quanto trattiene Etsy. Le commissioni si sommano e l’impatto è significativo.
Commissione di inserzione: 0,20 USD per ogni articolo pubblicato. L’inserzione dura 4 mesi e si rinnova automaticamente (con nuovo addebito) alla vendita o alla scadenza.
Commissione di transazione: il 6,5% sul prezzo totale della vendita, incluse le spese di spedizione. Questa è la voce più pesante e si applica su tutto ciò che il cliente paga.
Commissione di elaborazione pagamento (Etsy Payments): varia per paese. Per i venditori italiani si aggira intorno al 4% + 0,30 euro per transazione.
Offsite Ads: se Etsy promuove il tuo prodotto su Google, Facebook o Instagram e il cliente acquista entro 30 giorni dal clic, ti viene addebitato il 15% del totale della vendita (12% se superi 10.000 USD di vendite nell’ultimo anno). I negozi con oltre 10.000 USD di vendite annue sono iscritti automaticamente senza possibilità di opt-out.
Commissione di conversione valuta: 2,5% aggiuntivo se la valuta di pagamento è diversa da quella dell’inserzione.
In pratica, su una vendita standard senza Offsite Ads, Etsy trattiene tra il 10% e il 15% del prezzo di vendita. Se si attiva l’Offsite Ads, si può arrivare anche al 25-30%.
Ricorda: come spiegato sopra, queste commissioni non riducono il tuo ricavo fiscale nel regime forfettario. Il tuo ricavo resta il prezzo pieno pagato dal cliente.
Vendite all’estero: IVA, OSS e obblighi per i forfettari
Vendere su Etsy significa quasi certamente avere clienti in tutta Europa e nel mondo. Qui la gestione fiscale si complica, ed è uno degli aspetti dove un commercialista specializzato fa davvero la differenza.
Vendite a clienti italiani (privati)
La situazione più semplice. In regime forfettario non applichi l’IVA. Il cliente paga il prezzo che vede e tu non hai obblighi IVA ulteriori. Devi emettere fattura solo se il cliente la richiede espressamente; in caso contrario, registri il corrispettivo.
Vendite a clienti privati UE
Qui entra in gioco il regime OSS (One Stop Shop). Se le tue vendite a distanza verso clienti privati in altri paesi UE superano la soglia di 10.000 euro annui complessivi, sei obbligato ad applicare e versare l’IVA del paese di destinazione.
Questo obbligo vale anche per chi è in regime forfettario. È uno dei punti meno intuitivi della normativa: il forfettario non applica l’IVA italiana, ma deve comunque rispettare le regole IVA europee sulle vendite transfrontaliere.
Il regime OSS semplifica l’adempimento: ti iscrivi una volta al portale dell’Agenzia delle Entrate e presenti una dichiarazione trimestrale con tutte le vendite UE, versando l’IVA dovuta ai vari paesi in un unico pagamento. Senza OSS, dovresti identificarti ai fini IVA in ogni singolo paese dove vendi — il che è ovviamente impraticabile.
Sotto la soglia dei 10.000 euro, l’iscrizione all’OSS è facoltativa.
Vendite a clienti extra-UE
Per le vendite verso paesi fuori dall’Unione Europea (USA, UK post-Brexit, resto del mondo), non si applica l’IVA italiana. Se spedisci prodotti fisici, entrano in gioco gli obblighi doganali: dichiarazione doganale, eventuale pagamento di dazi nel paese di destinazione e documentazione di esportazione.
Il regime forfettario non esonera da questi obblighi. Un aspetto da valutare: non potendo detrarre l’IVA sugli acquisti (materiali, forniture), il costo effettivo della merce può essere più alto rispetto a un regime ordinario.
Vuoi saperne di più sulla fatturazione a clienti esteri? Consulta la mia guida: “Come fatturare a clienti esteri in regime forfettario: UE, USA, UK.”
Il ruolo del marketplace: Etsy e la DAC7
Dal 2023, Etsy è tenuta a comunicare i dati dei venditori all’Agenzia delle Entrate italiana in base alla direttiva europea DAC7. Questo significa che il fisco sa esattamente quanto vendi su Etsy. Non è un dettaglio: rende ancora più importante la correttezza della tua posizione fiscale.
Se oltre a Etsy vendi anche su altre piattaforme come ad esempio Amazon, leggi il mio articolo: “Vendere su Amazon con Partita IVA: Giuda fiscale completa”.
Adempimenti pratici: la checklist per iniziare a vendere su Etsy
Se stai per avviare un’attività di vendita su Etsy, ecco i passaggi obbligatori:
- Apri la Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, scegliendo il regime forfettario (se ne hai i requisiti) e il codice ATECO corretto per il tipo di prodotto che vendi.
- Iscriviti al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, è un adempimento obbligatorio se sei commerciante o artigiano.
- Presenta la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune dove svolgi l’attività.
- Iscriviti all’INPS — Gestione Commercianti o Artigiani se sei commerciante/artigiano, Gestione Separata se sei artista. Se sei in forfettario, richiedi subito la riduzione del 35% dei contributi.
- Attiva la PEC e la firma digitale, necessarie per le comunicazioni con la Camera di Commercio e per la fatturazione elettronica.
- Configura la fatturazione elettronica. Dal 1° gennaio 2024 è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari. Devi dotarti di un software per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
- Monitora i ricavi mensilmente. Tieni un foglio aggiornato con il totale vendite (non il netto Etsy) per non farti sorprendere dalla soglia degli 85.000 euro o dalla soglia OSS dei 10.000 euro per le vendite UE.
Quando il forfettario non conviene più
Il regime forfettario è perfetto per partire, ma non è sempre la scelta migliore nel lungo periodo. Ecco i segnali che indicano la necessità di valutare il passaggio al regime ordinario o alla forma societaria (SRL):
Le tue spese reali superano il 60% dei ricavi. Se compri materiali costosi, paghi spedizioni elevate o investi molto in pubblicità, il coefficiente forfettario del 40% potrebbe farti pagare tasse su un reddito che non hai effettivamente guadagnato. In regime ordinario puoi dedurre i costi reali.
Vendi molto all’estero (UE). La gestione OSS e l’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti rendono il forfettario meno conveniente per chi ha volumi significativi di vendite intracomunitarie.
Superi o ti avvicini alla soglia degli 85.000 euro. Se sfori i 100.000 euro, esci immediatamente dal forfettario e devi applicare l’IVA da subito sulle fatture. Pianificare in anticipo è fondamentale per evitare brutte sorprese.
Vuoi assumere collaboratori. Il limite dei 20.000 euro per il personale è stretto. Se il tuo business cresce al punto da aver bisogno di aiuto stabile, la forma societaria diventa necessaria.
Sono tutte valutazioni che richiedono un’analisi personalizzata sulla tua situazione specifica. Non esiste una risposta unica: dipende dai numeri reali della tua attività.
DOMANDE FREQUENTI

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